E noi faremo come la Grecia

Una volta, all’epoca dei nonni per chi scrive, cioè negli anni Venti del Novecento, quando gli operai e i contadini dicevano “Faremo come in Russia!” riferendosi alla rivoluzione di ottobre del ‘17, volevano intendere che, dopo l’immane carneficina della guerra, bisognava cambiare il mondo, occupando fabbriche e terre.

Oggi, a pochi giorni dal referendum del popolo greco, il 5 luglio, per decidere se accettare il piano economico della troika o rifiutarlo e uscire dall’euro, si dovrà dire “Faremo come la Grecia”!

Non si tratta di occupare terre o fabbriche, ma di recuperare la nostra sovranità monetaria e, con quella, la nostra democrazia, minata da politiche scellerate che hanno messo in ginocchio un intero paese, gravato per di più da un ceto politico corrotto e inetto.

Le 200.000 firme raccolte sono state già consegnate agli organi competenti: si tratta di modificare la Costituzione rendendo consultivo lo strumento del referendum al fine di potersi esprimere, per esempio, sulla permanenza o sull’uscita dall’euro.

Se il popolo greco, ferito nella sua dignità, ritroverà la fierezza degna del suo splendido passato (le battaglie di Maratona e Salamina del V secolo a. C. contro i re persiani sono celebrate in tutti i libri di storia come la vittoria della LIBERTÀ sulla TIRANNIDE), forse c’è speranza anche per noi.

E’ urgente risollevarsi dal pantano in cui ci hanno fatto precipitare quegli stessi tecnocrati che non hanno previsto il disastro e tuttora pontificano, somministrando ricette che hanno il sapore rancido del pane ammuffito. La loro visione del mondo porta direttamente alla distruzione del pianeta, come ha sottolineato la voce autorevole di Papa Francesco, oltre che alla sfacciata ricchezza di pochi e all’indigenza di popoli interi.

Onore a Tsipras, che finalmente usa il linguaggio alto della bella politica nutrita di scelte condivise e democratiche. Dice Tsipras: “L’Europa del sud spezzerà le catene dell’euro e dell’austerità sulla base dei diritti delle persone e non delle merci; sulla base della redistribuzione e non del profitto di banche e multinazionali. Libertà, sovranità, democrazia e dignità non sono negoziabili per un popolo. Mai.”

Non è scontato che il referendum dia il responso da noi auspicato, cioè l’uscita dall’euro, ma è comunque fondamentale che un popolo si esprima su scelte così determinanti nella vita quotidiana del cittadino. E’ necessario che si apra un dibattito anche da noi sui pro e i contro dell’ingresso nella moneta unica, in un’Europa che con condivide –non ancora- politiche fiscali e che continua, per inerzia o per colpevole indifferenza, a sobbarcare debiti inesigibili ai ceti più umili.

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Mugello 5 Stelle

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