Le notizie che non fanno più notizia

Lunedì scorso un operio di trentaquattro anni dell’Ilva di Taranto è
stato investito dalla fuoriuscita di ghisa incandescente ed è morto, dopo
quattro giorni di atroci sofferenze. Alessandro Morricella lascia una
moglie e due bambini.

Nel lontano 1980 Salvatore Buzzi, oggi protagonista delle note vicende di
mafia-capitale, assassinò con ventiquattro coltellate un sodale, socio di
truffe, e gli furono comminati venticinque anni di carcere. Durante la
degenza diventò un detenuto modello, citato come esempio luminoso di
reinserimento sociale: laureato in Lettere con 110 e lode, ottenne la
gestione della coop 29 giugno con un compenso di venticinquemila euro al
mese.

Che dire? OPERAI DI TUTTA ITALIA UNITEVI: ammazzate qualcuno, andate in
carcere, prendetevi una laurea e avrete in premio una cooperativa. Poi, a
scelta libera che tanto è lo stesso, prendete una tessera PD o FI e
dedicatevi agli affari. Ovviamente è una battuta, non intendiamo
invitare nessuno a fare cose simili.

In questo verminaio che è l’italia, morire di lavoro perché si è
operai, o di stenti perché si scappa dalla guerra, o di disperazione
perchè si è perso tutto (tanti i suicidi di imprenditori) non fa più
notizia.
Noi vogliamo tenere viva la memoria e, ove possibile, risvegliare le
coscienze dall’ipnosi indotta da certi funamboli della politica: ieri
Berlusconi, oggi Renzi e Salvini.

Adriana Rossi

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