Il parassita del castagno di Maurizio Gori

image_1654Uno dei temi a mio avviso più trascurati in questa campagna elettorale, nonostante l’impatto negativo sull’economia di intere zone della Toscana, è quello delle aree castanicole, infestate da qualche anno dal terribile cinipide del castagno, detto vespa cinese (drycosmus kuriphilus yasumatsu).

Il parassita ha fatto la sua comparsa in Italia nel 2002, in provincia di Cuneo, dove per la prima volta si è intrapresa la lotta biologica con l’antagonista specifico del cinipide, il torymus sinensis kamijo, sotto la supervisione del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’università di Torino, mediante un progetto finanziato dalla regione Piemonte.

In Toscana il parassita è stato segnalato la prima volta nel 2008, nella provincia di Massa Carrara, e nel 2010 sono iniziate le prime esperienze di contrasto mediante “lanci” di torymus sinensis che aggredisce le larve del parassita, facendole morire.

Tali “lanci”, effettuati nella misura di 477 su 76 siti, sono stati distribuiti su tutto il territorio regionale e hanno avuto un esito soddisfacente, tanto da prevedere che nel 2017 si completerà la diffusione dell’insetto antagonista in Toscana.

L’efficacia della lotta biologica richiede però tempi medio-lunghi, circa 4-5 anni, per potersi realizzare; nel frattempo la gestione dei castagneti deve essere fatta con oculatezza (concimazione, potatura, innesti) per evitare il deperimento delle piante e il crollo delle produzioni di marroni, con le conseguenti perdite economiche.

Costituisce un obbligo di legge la segnalazione al Servizio Fitosanitario Regionale delle piante attaccate dal cinipide (art. 8 Decreto legislativo 214/2005). L’entità dei danni nei cedui e castagneti da frutto abbandonati è stata maggiore rispetto agli impianti da frutto coltivati e, tuttavia, gravi danni economici si sono registrati a Firenzuola, Marradi, Palazzuolo sul Senio, Vicchio (Villore), Borgo San Lorenzo (Ariano, Polcanto, Ronta), per non parlare della zona di Massa Carrara e del Monte Amiata.

A queste località bisogna aggiungere San Godenzo che, a causa della scarsità dei “lanci” effettuati sul suo territorio, rischia di vedere sottovalutata l’entità del danno prodotto dal parassita ai suoi castagneti.

Occorre, pertanto, incrementare i “lanci” dove occorre (San Godenzo) e monitorare con continuità ed efficienza gli esiti di questa strategia di contrasto, in modo da garantire una fonte di reddito alle popolazioni residenti in territori svantaggiati.

E’ noto che in passato, i nostri nonni e, in qualche caso, anche i genitori, si sono letteralmente sfamati con i marroni e il loro derivato, la farina dolce. Si tratta certamente di una tematica connessa all’economia locale, ma anche di una tradizione che affonda le radici in una cultura popolare che va tutelata e salvaguardata.

E’ doveroso supportare queste microeconomie e fare in modo che le famiglie di questi paesi, spesso monoreddito, possano fare affidamento su questa ulteriore fonte di guadagno, l’attività di queste persone è importante anche per la salvaguardia del territorio montano dal degrado e per scongiurare l’abbandono di queste zone, vanto della nostra realtà.

“il Cinipide”

http://www.torymus.com/cinipide-del-castagno/

“l’antagonista”

http://www.torymus.com/torymus-sinensis/

Maurizio Gori

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