Marcia a Barbiana maggio 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il percorso che dal lago Viola si snoda in salita fino a Barbiana, a volte inondato dal sole a volte in una gradevole penombra, è stato quest’anno, a giudizio dei frequentatori abituali, un
po’ meno affollato del solito a causa della mancata iniziativa del concorso su don Milani, rivolto alle scolaresche di tutta Italia. Nel momento culminante della protesta generalizzata del mondo della scuola contro la riforma del governo Renzi, nel corteo dei manifestanti non si è registrata alcuna forma di protesta, fatta salva la presenza discreta di qualche bandiera di un sindacato minoritario..

L’evento della marcia si è svolto serenamente, nel silenzio raccolto di certi rituali che si ripetono a scadenze regolari.
Eppure, volendo ricordare don Lorenzo e quel patrimonio di idee, proposte, suggerimenti contenuti nella “Lettera a una professoressa” e in altri scritti, non si può fare a mano di pensare con amarezza all’eredità che ci ha lasciato.
La scuola libera, formativa, inclusiva non è prevista dalla riforma del governo in carica; al contrario, essa si va profilando come luogo di addestramento per alcuni alunni (i meno dotati, destinati al mondo del lavoro, al quale accederanno senza compenso alcuno, in modo da essere debitamente pronti per il jobs act) e luogo di formazione, intesa come educazione al tornaconto individuale, piuttosto che come educazione alla solidarietà, per tutti gli altri.

Individualismo ed egoismo avranno il sopravvento anche fra i docenti, che saranno valutati, premiati o sanzionati in base alle preferenze di un preside-sindaco: è facile prevedere che nella scuola si respirerà il clima deleterio di sterili e insensate competizioni.

Scriveva don Milani : “ Dicesi commerciante colui che cerca di contentare i gusti dei suoi clienti, dicesi maestro colui che cerca di contraddire e mutare i gusti dei suoi clienti”.

Cosa diventeranno gli insegnanti sottoposti al ricatto del posto di lavoro e del trasferimento coatto?
Saranno commercianti o maestri? La risposta è scontata.
In queste condizioni è difficile pensare la scuola come un laboratorio di idee, perché quelle nascono da un humus di libertà e vivacità intellettuale. E’ molto più probabile che diventi il luogo del conformismo, dell’inerzia, della passività.
Ma, come sappiamo perché Lui ce l’ha insegnato, “l’obbedienza non è più una virtù”, allora come oggi. Ecco perché queste parole suonano rivoluzionarie e appare sempre più urgente educare i ragazzi ad essere “cittadini sovrani”.
In un passo di una lettera a Michele Gesualdi (del 15/12/1963) il priore riflette sul fine ultimo di ogni scuola e lo individua nel “tirar su dei figlioli più grandi di lei, così grandi che la possano deridere […] la scuola deve tendere tutta nell’attesa di quel giorno glorioso in cui lo scolaro migliore dice:

“Povera vecchia, non ti intendi più di nulla!” e la scuola risponde colla rinuncia a conoscere i segreti del suo figliolo, felice soltanto che il suo figliolo sia VIVO e RIBELLE”.

Ecco il cattolico militante, lontano anni luce dall’ipocrisia, dal conformismo e dall’omologazione che sono i mali peggiori del nostro tempo. Grande Lorenzo, quanto ci manchi!

Adriana Rossi

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