Mensa scolastica: limiti ed errori dell’amministrazione comunale di Borgo

Intervento su OK Mugello del 2 novembre 2014.

Gentile Direttore, la polemica nata attorno allo scadimento qualitativo della mensa scolastica mi induce ad un intervento su un tema che sintetizza sia la mia esperienza professionale passata (per 20 anni responsabile di società di gestione mense e di distribuzione alimentare) che la mia attuale esperienza politica nel Movimento 5 Stelle.

Anni fa i vecchi cuochi di mensa avevano un trucco per capire se una pasta era resistente alla cottura: schiacciavano fra le dita una “penna” o un “rigatone” e, dalla resistenza alla rottura che questo opponeva, capivano se quella marca era adatta o meno al servizio. Questo per dire che la conoscenza del prodotto (qualsiasi prodotto) deve sempre essere messa a base della redazione del capitolato della gara d’appalto. Non è quindi colpa della “gara europea” come si è sbrigativamente giustificata l’Assessore Becchi perché altrimenti si dovrebbe pensare che nelle grandi città, che sono ovviamente obbligate a fare solo gare europee, il livello delle mense scolastiche dovrebbe essere pessimo mentre Firenze e Roma, solo per citarne alcune, hanno saputo realizzare delle esperienze di ristorazione scolastica assai valide durate molti anni. Quindi non è colpa del tipo di gara ma di come la gara viene condotta e ciò su tre livelli:

  1. Redazione del capitolato che deve specificare esattamente i requisiti dei prodotti richiesti. Il capitolato di Borgo San Lorenzo per la pasta ad esempio chiede invece solo che si tratti di “un prodotto idoneo ad essere utilizzato per pasti veicolati …,per un tempo di sosta che fra il trasporto e la distribuzione, varia da 15 a 40 minuti” il che corrisponde ad un livello di precisione che ricorda più che altro le nostre nonne quando al negoziante chiedevano “due etti di quello buono”: difficile muovere contestazioni a partire da queste basi;
  2. prima dell’aggiudicazione, il prodotto deve essere testato e, una volta risultato idoneo, deve essere individuato come oggetto specifico della fornitura per cui in corso d’appalto non dovranno essere sostituite le marche;
  3. in corso di fornitura si deve vigilare che il prodotto fornito sia sempre quello rispondente ai requisiti del capitolato ed applicare subito le sanzioni se si sgarra come nel caso ad esempio della mancata fornitura di frutta.

Niente di tutto questo è stato evidentemente fatto ed allora la Dottoressa Becchi, colta in fallo, forse senza nemmeno accorgersene, si dissocia da due sindaci in un colpo solo. In primo luogo Bettarini, chiamato in causa perché l’appalto è stato fatto dalla precedente giunta, in questo modo rompendo il silenzio che la giunta attuale ha steso attorno alle scelte dei predecessori: una cosa positiva che speriamo si estenda anche ad altre scelte scellerate del periodo bettariniano come quelle relative alla gestione economica ed all’ospedale.  Però la Becchi, chiamando in causa l’Unione dei Comuni, si dissocia anche da Omoboni che ha fatto dello sviluppo delle funzioni dell’ente sovra comunale, soprattutto in tema di gare d’appalto, uno dei pilastri della propria azione politica, così confermando le nostre perplessità rispetto alla reale utilità di un ente costoso e privo di una propria missione a cui, per giustificarne l’esistenza, vengono delegate funzioni proprie dei comuni che così vengono privati di decisionalità e potere di controllo.

L’Unione dei Comuni si conferma così come un orpello burocratico inutile, che allontana le decisioni dai cittadini che le subiscono, assolutamente inefficace sulle situazioni che contano come anche la vicenda Camera di Commercio dimostra. E ciò, se non altro, per il semplice fatto che le funzioni d’area risiedono tutte a Borgo ma il presidente, per motivi interni al PD, è il Sindaco di Scarperia a cui Omoboni deve “cortesemente rivolgersi” tutte le volte che occorre un’iniziativa su beni comuni come la Camera di Commercio ma anche l’Ospedale e le altre funzioni pubbliche.

Infine Omoboni si dissocia anche da se stesso perché nel comunicato stampa del 30 giugno aveva dichiarato che “l’assessore a Cultura e Pubblica Istruzione Cristina Becchi ha in cima alla lista il servizio mensa, che deve rimanere di qualità ma con costi inferiori” mentre oggi si vanta di spendere 8 euro a pasto, una cifra spropositata (a Roma costa 4,50 per fare un esempio) a fronte di un servizio di qualità discutibile: la confusione è grande sotto il cielo.

E’ curioso come un piatto di pasta scotta possa far emergere così repentinamente l’impreparazione, gli errori e l’inconsistenza di un’amministrazione comunale fatta di personaggi sicuramente “cool”, certamente qualificati ma che mancano di qualsiasi esperienza amministrativa e che si trovano a rincorrere quotidianamente i problemi anziché prevenirli. Un bagno di umiltà,  un cambio di marcia e magari un rimpasto che, in linea col motto latino promoveatur ut removeatur reso possibile dal prossimo congresso PD, inserisca in giunta soggetti meno rispondenti al fenotipo renziano ma più esperti e concreti sarebbero senza dubbio utili per l’Amministrazione Comunale ed i cittadini.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...